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martedì, 12 giugno 2007

12 giugno 2007 - di Luigi Ambrosi (da Retescuole)
Poche centinaia di persone alla manifestazione indetta dalla sinistra istituzionale “radicale” (Rifondazione, Verdi , PdC ecc.), oltre 100.000/150.000 a quella dei movimenti

E' continuato il suono delle campane a morto per chi non ha saputo e voluto mobilitare le masse o mettere i paletti adeguati al Governo Prodi; il divorzio era già stato preannunciato dalla manifestazione dei 250.000 a Vicenza, un successo nonostante la perfida campagna preventiva di terrorismo psicologico da parte del Governo Prodi. Le campane hanno suonato ancora, ratificando formalmente il divorzio, nelle elezioni provinciali amministrative; prendiamo a riferimento la città di punta del confronto/scontro tra movimenti contro la guerra e Governo di centro-sinistra, Vicenza.

Abbiamo la rappresentazione della possibile fine dell'Unione: 50 % di non votanti e schede nulle/bianche, centro-destra in calo di voti ma stravincente al 60%, Margherita e DS che da 560 mila voti (addirittura 640 mila nelle politiche !) crollano a 230.000. I Partiti di Fioroni, Fassino e D'Alema nel loro crollo trascinano anche Rifondazione che quasi dimezza i voti. Insomma chi ha deluso i movimenti ha straperso: DS e Margherita perdono sei elettori su dieci, Rifondazione perde quattro elettori su dieci. Avessero fatto le elezioni nella Scuola, credo che il risultato sarebbe stato simile: proviamo a verificare se metà degli insegnanti o non andrebbe al voto o annullerebbe la scheda, e se oltre la metà degli insegnanti elettori del centro-sinistra non confermerebbe il voto: ho l'impressione che ci avviciniamo a questa tendenza.

E lo spauracchio di un ritorno di Berlusconi potrà essere una condizione necessaria ma NON sufficiente per contenere il crollo. E i movimenti ? I movimenti, contro le guerre imperialiste, contro la riforma Fioratti, ecc. dovranno contare solo sulle proprie forze, tessere e costruire la forza ed esprimerla in campo e in piazza. Dichiariamo finite le illusioni Istituzionali e chi vuol essere con noi metta a disposizione le proprie strutture organizzative per costruire la forza dei movimenti. Prepariamoci ad una campagna di massa per le dimissioni di Fioroni, servo di imprenditori e del Vaticano; prepariamoci a svolgere nelle scuole una intensiva diffusione dei contenuti dei movimenti, del nostro come di quello contro le guerre; interveniamo nei POF e nei curricoli per fare geo-storia moderna e attualità; aiutiamo i collettivi studenteschi a sensibilizzare i giovani a prendersi il futuro nelle loro mani, a rendersi coscienti del destino di precariato in un ambiente sempre più degradato, ad abbandonare la narcosi da sport e playstation per la socializzazione da impegno e protagonismo sociale; aiutiamoci ed aiutiamoli alla contro-informazione più approfondita, costante sulle menzogne con cui continuamente ci soffocano.

Costruiamo nelle scuole aggregazione culturale (e sociale) coi figli dei nuovi immigrati, contrastiamo il tentativo di addebitare a bulli, a giovani con spinelli ed a insegnanti particolari le responsabilità dello sfacelo della scuola pubblica. Pensare come rendere concreti questi propositi: questi i compiti che mi sono dato per le vacanze.

postato da: panteraclassica alle ore 08:14 | link | commenti
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domenica, 03 giugno 2007

Rimpasto subito, dimezzare i ministri

di Riccardo Barenghi

«E' una sconfitta elettorale brutta e seria, un colpo durissimo per tutta l'Unione e il governo.  Al Nord e non solo al Nord.  Bisogna reagire subito, reagire con un colpo di reni».    
<Mussi, ministro dell'Università e Ricerca, nonché leader della Sinistra democratica che ha appena abbandonato i Ds, non fa sconti.

E quale sarebbe il colpo di reni?

«Non possiamo stare fermi sulle gambe come il pugile che ha appena preso un cazzotto in faccia.  Dobbiamo muoverci.  E allora io chiedo un'immediata riunione di tutta l'Unione, insomma un vertice di maggioranza che lanci un forte messaggio al Paese».

Di messaggi ne parlano tutti i leader tutti i giorni, il suo quale sarebbe?

«Il mio è molto, molto concreto. propongo una ristrutturazione del governo, un vero e proprio rimpasto.  Ma con l'obiettivo di ridurre drasticamente il numero di ministri e sottosegretari.  Una pletora da vergognarsi mentre in Francia Sarkozy ha formato un esecutivo di 15 ministri, con dentro sette donne.  Questo è il modello che dobbiamo seguire.  Ma subito».

E lei sarebbe disposto a lasciare il suo ministero?

«Assolutamente sì, sono a disposizione.  Il lavoro che faccio mi piace, ma bisogna che ognuno di noi si metta in gioco se vogliamo reagire».

E questo sul piano dell'immagine, invece sulla sostanza politica cosa cambierebbe?

«Intanto si tratta di un'immagine piuttosto sostanziosa.  In ogni caso, mi pare che il governo abbia i motori fermi, trova grandi difficoltà a tenere aperto il dialogo con la società, a sollevare consensi e energie.  Penso allora che dovremmo cambiare radicalmente la linea di politica economica e sociale.  Contrastando la povertà, sostenendo il lavoro in tutte le sue forme (gli operai hanno salari da fame e i giovani sono tutti precari, ancor di più le donne), spingere sull'innovazione, cioè scuola, ricerca, tecnologia, e riformare la politica, dai suoi costi alla legge elettorale».

Lei parla di cambiamento radicale della politica economica, in altre parole il ministro Padoa-Schioppa deve lasciare?

«Io penso che lui abbia fatto un eccellente lavoro per risanare il bilancio del Paese, è la cosa migliore del nostro governo.  Ma non si può restare piantati a custodire il tesoretto, è un esercizio deprimente.  Il bilancio risanato non è un feticcio che sta lì e tutti lo guardiamo incantati.  Serve a fare altro, aiutare il lavoro, l'impresa, risarcire chi ha di meno, investire sulla formazione...  Dopo di che io non faccio questioni di uomini e di nomi, parlo di scelte politiche da compiere.  E che devono essere molto diverse da quelle compiute finora».

A proposito di scelte e di uomini, il premier Prodi nell'intervista di ieri a «Repubblica» accusa gli alleati di non lasciarlo governare e avverte: o decido io o me ne vado.

«Questa sua sfida agli alleati mi turba.  Il braccio di ferro non mi pare fertile, piuttosto cerchiamo di ritrovare una coesione ridefinendo il Programma, il Progetto che oggi non sono affatto chiari.  Io non so chi abbia impedito a Prodi di decidere, ma penso che per evitare mille voci che si sovrappongono dopo aver preso le decisioni, ne occorrono cento che parlino prima di prenderle, le decisioni.  Non esistono governi monocolore a voce unica, neanche negli Stati Uniti.  Governare significa comunque governare il pluralismo».

A proposito di pluralismo, lei e i suoi compagni ex diessini, abbandonata l'avventura del Partito democratico, avete già stampato 150 mila tessere della vostra Sinistra democratica.  Dica la verità: volete fare un altro partito?

«Premetto che i risultati elettorali ci danno ragione, il nascente Partito democratico proprio non attira.  Anzi perde.  Ma a me un altro Partito proprio non interessa, vogliamo misurare la nostra forza - e i primi segnali, anche elettorali, sono piuttosto incoraggianti - con l'obiettivo di unire la sinistra radicale.  Il vertice di domani (oggi, ndr) con Giordano, Pecoraro Scanio e Diliberto serve intanto a mettere giù un'agenda di questioni, soprattutto sociali, sulle quali muoversi uniti.  Ma il mio progetto è di arrivare a un'aggregazione di queste forze e di altre, penso anche ai socialisti di Boselli, che possa presentarsi insieme agli elettori già alle amministrative dell'anno prossimo».

 

 

 

 

postato da: panteraclassica alle ore 09:08 | link | commenti
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