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mercoledì, 06 agosto 2008

salviamo la scuola pubblica

Incontro con il Ministro - Dichiarazione di Francesco Scrima, Segretario Generale della CISL Scuola
Con questa manovra il Governo presenta la sua idea di scuola: un terreno di caccia in cui razziare risorse e sacrificare sull'altare del risanamento un servizio essenziale per il futuro del Paese.

Un Governo che millanta di abbassare per tutti il livello di tassazione, introduce la più pesante e iniqua tassa che si possa immaginare: una tassa sul futuro dei ragazzi e del Paese.

I tagli che verranno dall'applicazione del decreto non sono razionalizzazioni, sono dismissioni del sistema pubblico di istruzione che comporterà, tra l'altro, la scomparsa della scuola in tanti piccoli comuni.

Il problema a questo punto non riguarda solo la scuola e il suo personale, riguarda queste comunità e l'intera struttura civile del Paese.

Un conto è razionalizzare, un conto destrutturare: razionalizzare è utilizzare al meglio le risorse e dare qualità al sistema, destrutturare è abbattere e lasciare macerie.

Al Ministro dell'Economia vogliamo ricordare che Attila non è sicuramente un modello di strategia da seguire se si vuole puntare ad uno sviluppo sia civile che economico del Paese.

Al Presidente del Consiglio diciamo che forse avremo il ponte sullo stretto, ma sarà smantellata l'infrastruttura che più conta per una società della conoscenza.

Noi sfideremo il Governo sulle condizioni di fattibilità di questa manovra, che riteniamo una "missione impossibile" sia per l'entità degli interventi sia per la complessità e i tempi delle procedure che occorre mettere in atto, sia per l'intreccio delle competenze istituzionali e costituzionali in materia di programmazione dell'offerta formativa che coinvolgono, oltre al MIUR, le Autonomie Locali e le Regioni.

Al Ministro dell'istruzione chiediamo di dar seguito nella sua azione di Governo a quanto dichiarato in sede parlamentare: "La scuola non può essere solo un capitolo di bilancio".



Roma, 6 agosto 2008

Francesco Scrima, Segretario Generale della CISL Scuola
lunedì, 16 giugno 2008

finalmente il Sindacato

Francesco Scrima: "Il ministro si guardi da consiglieri improvvisati"


Conoscere la realtà di cui si parla dovrebbe essere la prima regola per fare della buona informazione
e per distribuire consigli utili a migliorare le cose che si sono analizzate.
Il fondo di Fracesco Giavazzi sul Corriere della Sera di oggi (domenica 15 giugno) è costruito su elementi di così scarsa conoscenza della scuola che non bastano poche righe per controbattere le tesi che esprime.

Segnaliamo alcuni punti:
1. Il primo per immediata gravità e urgenza: la questione dei precari. Smettiamola di crederli dei
fastidiosi clandestini in attesa di sanatoria; sono insegnanti che hanno avuto l’abilitazione a questo
mestiere attraverso prove regolari, e in più hanno maturato significative esperienze. Fino ad ora
molte scuole hanno potuto funzionare regolarmente solo grazie a loro. L’Amministrazione li ha utilizzati e sfruttati; chi vuole rottamarli non ha il minimo senso di responsabilità e di giustizia.
C’è del resto una norma della Finanziaria che ne decreta e regola l’accesso nei ruoli. Fra le “regole di convivenza” che la scuola dovrebbe insegnare e testimoniare non c’è anche quella che ci dice di
rispettare le leggi e onorare i patti?

2. Il malessere della scuola ha cause un po’ più ampie e profonde di quanto l’editorialista sembra
presumere.

3. Le code di precari che bussano per un lavoro stabile alle porte della scuola sono le stesse che i
laureati fanno in Italia per qualsiasi altro posto adeguato ai titoli e alle aspirazioni che hanno.

4. Esistono già gli strumenti perché il sistema si difenda da quella quota di incapaci e furbastri che
in ogni grande organizzazione possono esserci. Se tali strumenti non vengono attivati di chi è la colpa?

5. Il sistema dei concorsi pubblici per entrare di ruolo nella scuola, se ben governato, è un serio meccanismo di garanzia per la società e il “pubblico” prima che per i singoli concorrenti; selezionare su criteri di competenza è doveroso e possibile.
Se non avviene sempre così di chi è la colpa? Il sistema dei Concorsi pubblici è comunque previsto dalla Costituzione; che facciamo?

6. I concorsi sono indetti per gradi di scuola, dunque non si va in una scuola media o in un liceo senza specifica abilitazione.

7. I curricoli di scuola sono già in larga parte nelle potestà progettuale delle singole scuole autonome e degli insegnanti e non di un Ministro o di una Commissione ministeriale.
Si tratta di sostenere la scuola in questo compito.

8. I dati Ocse-Pisa sono un po’ più complessi e articolati di quanto Giavazzi sembra conoscere.
Analizziamoli sino in fondo.

9. Sono anni che i Sindacati chiedono un sistema di valutazione nazionale. Chi non lo costruisce?

10. La classifica delle scuole non serve ai genitori per scegliere la scuola migliore. Le famiglie (tranne quelle di categorie privilegiate e abbienti) possono mandare i figli solo nella scuola più vicina. La qualità va assicurata a tutti e non è il sistema della classifica che lo garantisce (neanche in America).

Questo solo per cominciare a precisare. Al Ministro chiediamo di guardarsi da consiglieri improvvisati. A Giavazzi chiediamo di approfondire la conoscenza del sistema scolastico. Credendo nella sua onestà e buona fede, gli chiediamo di confrontarsi con noi in una riflessione più articolata.
Anche noi, quanto Lui, vogliamo una scuola efficace, efficiente, capace di rendicontazione sociale.

Francesco Scrima
Segretario Generale Cisl Scuola
domenica, 15 giugno 2008

Le figure retoriche della Pubblica Istruzione

Caro Ministro,
mi presento. Sono l’ossimoro della Pubblica Istruzione, cioè una docente precaria ma stabile, storica per le cronache. Liquida, mi definisco io, e questa volta scelgo una metafora, perché mi adatto ad ogni scuola-contenitore come l’acqua. Viaggio con un bagaglio leggero, sempre pronta al trasloco, senza pensare mai che quel posto, quella cattedra, è mia. Scelgo libri di testo per alunni che non conoscerò e per colleghi che dovranno usarli senza averli scelti, infliggo debiti che non vedrò saldati, semino concetti che non raccoglierò, mento di continuo, saluto con arrivederci che in realtà sono addii. Quando ero giovane, ora ho 48 anni, ho scelto di fare l’insegnante perché volevo impegnarmi in qualcosa di costruttivo per la società. In verità a volte ci sono riuscita, mi è parso pure di costruire castelli, ma sono sempre stati castelli di sabbia, con la prima mareggiata di settembre sono andati giù, e io lì, ancora oggi, a ricostruire, anno scolastico dopo anno scolastico, in una scuola diversa. Da due anni ho avuto una spezzone di cattedra in un Istituto superiore di quelli definiti a rischio, cioè con una utenza difficile. Le utenze difficili sono il pane di noi precari, insisto con le figure retoriche, chi sceglie le cattedre prima di noi se ne tiene lontano. Qui i ragazzi sono stati traditi dalla società, dagli adulti. Anche io li tradirò. Dopo l’estate prenderò altre strade che porteranno ad altre scuole solo perché va rispettata la burocrazia e la graduatoria, e chi se ne importa della continuità didattica, dei sentimenti che tanto, quelli, non si segnano sul registro! Ecco che allora la supplenza annuale diventa un purgatorio, lungo, come il tempo delle espiazioni: il paradiso( cioè il ruolo) è lì, ma prima devi scontare, ma ancora per quanto, signor Ministro? Come faccio ad avere il coraggio, ogni anno, di dire ai miei alunni che non ci sarò, con loro, il prossimo anno? Che ne sanno loro di punteggi, di contenimento della spesa pubblica, di contrazione delle cattedre? Come glielo faccio capire che non dipende da me perché la scuola viene discussa e modificata e stabilita nelle finanziarie, e non nei dipartimenti appositi della conoscenza? Negli ultimi mesi noi precari siamo come la polvere che tutti cercano di nascondere sotto il tappeto. Ma, inevitabilmente, come la polvere siamo tenaci, e concedetemi la similitudine. Siamo abitualmente concentrati in tutte le scuole, un insegnante su sei è precario, soprattutto in quelle di frontiera, e così la precarietà esistenziale degli studenti più problematici si salda con la nostra precarietà lavorativa, privando i primi dei necessari punti di riferimento e i secondi della possibilità di calibrare interventi didattici a lungo termine. In una situazione del genere, inevitabilmente, diventano precarie le nostre parole, le azioni, i rapporti con gli alunni sempre nuovi e le intenzioni che li accompagnano, quando tutto va per il meglio, per otto mesi all’anno. In noi traspare la precarietà come unica e sola certezza, precari ma per sempre, quella che il ragazzo percepisce come legame effimero. E’ questa la scuola che vogliamo? E che dire della dispersione scolastica? Permettetemi di rilevare un paradosso: come pretendo io di essere credibile se mi sento una campionessa di peregrinazioni? Come faccio a battermi per la frequenza e la costanza dei miei alunni se io stessa mi disperdo in continuazione? E come finisce l’anno scolastico mi ritrovo subito a pensare al prossimo. Il mio contratto di lavoro comincia il 1° settembre e scade il 30 giugno, ogni anno. Da più di 10 anni a questa parte. E trascorrerò l’estate, l’ennesima, con la sindrome della cattedra vuota, fino al giorno delle nomine, a quando guarderò la lista delle disponibilità e anche questa volta dovrò scegliere una scuola diversa. Il precariato stabile, per noi docenti, è uno strano destino, perché è come dare gli esami e non sapere mai l’esito finale, come costruire una casa, e ancora una volta non andarci mai ad abitare. E scusi l’ennesima figura retorica. Ma finora noi precari l’abbiamo sempre descritta in chiaro, la nostra situazione. E non è mai cambiato niente. Chissà se con un po’ di retorica, qualcuno ci ascolti.

Prof.ssa Elena La Gioia
Responsabile CIP Puglia
venerdì, 13 giugno 2008

Liberazione: Attenti, la scuola pubblica è in pericolo
13-06-2008

Gennaro Loffredo*

L'anno scolastico è finito. Un sospiro di sollievo per tanti. Mentre i più piccoli si apprestano ad affollare centri estivi e case dei/delle nonni/e, ed è (in extremis) stata fatta un po' più di chiarezza sul recupero dei debiti per gli studenti delle superiori, e poco o nulla si sa delle prove suppletive, calate completamente dall'alto, che dovrebbero (il condizionale è doveroso poiché ciascuna scuola può decidere se farle valere o meno nel giudizio finale) sostenere gli allievi che si licenziano dalla scuola media, la ministra Gelmini sta cercando di capire come funziona la scuola in una full immersion con la sorella insegnante - non so come farà per università e ricerca.
Valentina Aprea intanto, che tutti pensavamo fosse la naturale sostituta della Moratti, gioca le sue carte e deposita alla Camera un ddl di 22 articoli dal titolo "Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti". In esso affronta tematiche che già conosciamo e che già, durante il precedente governo Berlusconi erano state parzialmente discusse senza mai però approdare in aula. Stavolta la Aprea, vuoi perché non coinvolta direttamente in ruoli di governo, vuoi perché l'unica del settore - si è vista scavalcata anche da Pizza a cui qualcosa bisognava pur dare per il ritiro del ricorso che avrebbe fatto slittare le elezioni dello scorso aprile - vuoi perché si avvicina l'estate (fisiologicamente calano interesse ed attenzione sia per la stanchezza di fine anno scolastico che per l'avvicinarsi delle vacanze) sembra voler procedere in gran fretta. Tant'è che il ddl è già stato assegnato alla competente Commissione Istruzione e Cultura della Camera dei Deputati, che lei presiede. E' una vera e propria rivoluzione dell'intero sistema pubblico di istruzione! In negativo ovviamente.
Mi rivolgo ai colleghi e alle colleghe, ai precari docenti ed Ata, agli studenti, ai genitori, ai sindacati, alle associazioni di categoria e a quanti a vari livelli si occupano di scuola. Alla stampa. La scuola pubblica è in pericolo. La società tutta è in pericolo poiché si mette in discussione un diritto fondamentale della nostra Costituzione: il diritto allo studio. Brunetta parla della scuola come se fosse una qualsiasi fabbrica, la Costituzione viene dilaniata con la promessa di Berlusconi al Papa di finanziare direttamente le scuole private paritarie per aumentare la competizione verso l'alto con quelle pubbliche che nel frattempo subiscono duri tagli agli organici. La Gelmini studia… Pizza…?... La Aprea fa tutto il resto. Riscrive lo stato giuridico dei docenti, ciascuna scuola bandisce i concorsi per assumere docenti ed Ata in conformazione al Pof (Piano dell'offerta formativa), spariscono le rappresentanze sindacali, vengono eliminati consigli di istituto e di circolo e trasformati in consigli di amministrazione. Al posto di ogni scuola una fondazione. La gestione? Delle Regioni, naturalmente. E quest'ultima cosa fa il paio con la debolezza con la quale è stato risolto l'affidamento del Miur alla Gelmini. Oserei dire quasi come il Turismo affidato alla Brambilla. Scuola, Università e Ricerca sono questioni delicate. Molti governi ci hanno lasciato le penne. Ma se il progetto è quello di affidare tutto alle Regioni il quesito è risolto. Anche la Gelmini, che avrà sicuramente alte competenze in altri campi, va bene. Solo la scuola riguarda circa 15milioni di persone. Ed è centrale nel prefigurare un nuovo modello di società.
Rimettiamo queste tematiche al centro del dibattito politico, non lasciamo che se ne occupino solo gli addetti ai lavori. Riguarda tutti e tutte; l'acquisizione di ogni seppur piccolo diritto di cittadinanza cresce nelle scuole, nelle aule, dove bambini e bambine di tutto il mondo ormai passano, si incontrano, crescono, maturano pensiero critico. E tutto ciò non avviene a caso. C'è il lavoro continuo, scrupoloso, competente, attento di una comunità educativa che della scuola ha sempre avuto cura. Nonostante i governi, nonostante la scarsità delle risorse, nonostante la denigrazione continua dei mezzi di comunicazione di massa che mettono l'accento sempre e solamente sui lati negativi. Bullismo dilagante, insegnanti fannulloni… mai, dico mai, ho avuto il piacere di vedere in un telegiornale o sulla prima pagina di un qualsiasi quotidiano, una notizia che esaltasse quanto di buono e di prezioso anonimi insegnati portano avanti con fatica. Già, quello è solo il nostro dovere.
Eppure la televisione in passato ha svolto un ruolo importante nell'alfabetizzazione della nostra società. Molti hanno imparato a leggere e scrivere grazie alle lezioni del maestro Manzi (1milione e mezzo conseguirono la licenza elementare) che contribuì notevolmente all'unificazione culturale della nazione attraverso l'insegnamento della lingua italiana. E' prima di "Non è mai troppo tardi", nel 1958, "Telescuola", con 4milioni di telespettatori al giorno, che con il maestro Accatino innovò la didattica dell'Educazione Artistica, promuovendo la docenza della storia dell'arte e dell'educazione all'immagine nella scuola dell'obbligo. Oggi per vedere un programma un po' più intelligente bisogna aspettare le tre di notte.
*maestro elementare
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postato da: panteraclassica alle ore 19:29 | link | commenti
categorie: scuola, precariato, gelmini, ssis, assunzioni, aprea
mercoledì, 21 maggio 2008

salvare scuola e studenti

21 maggio 2008 - di Paolo Malerba
Riteniamo il sistema pubblico dell’istruzione parte fondamentale per la formazione di una cittadinanza critica e responsabile, e per la formazione della ricchezza del paese. Secondo i dati OCSE l’istruzione pubblica si rivela un investimento: ad ogni anno di istruzione in più corrisponde l’aumento di un punto in percentuale del PIL. Le ricadute dell’istruzione sull’economia sono da considerarsi ancora più importanti per un paese come il nostro povero di materie prime e con una crescita economica al limite della stagnazione.

Secondo i dati OCSE-Pisa (Programme for international student assesment), resi pubblici lo scorso dicembre e che valutano le competenze dei nostri studenti quindicenni, tra il 2000 e il 2006 il punteggio medio degli studenti italiani in lettura è diminuito in misura statisticamente significativa, passando da un punteggio pari a 487 a un punteggio pari a 469, contro una media OCSE pari a 500 nel 2000 e a 492 nel 2006. Tra il 2003 e il 2006 il punteggio medio degli studenti italiani in matematica non è cambiato in misura statisticamente significativa, passando da 466 a 462, contro una media OCSE, però, pari a 500 nel 2003 e a 498 nel 2006. Secondo il rapporto del 2006 in Italia la percentuale dei diplomati fra i 25 e i 34 anni è del 64% contro la media UE del 77%. Di pari passo la spesa per l’istruzione in rapporto al PIL è diminuita notevolmente attestandosi al 4,7% del PIL contro il 5,5% di quindici anni prima.

Se negli ultimi anni la spesa per l'istruzione fosse rimasta inalterata le casse delle scuole e delle università italiane, direttamente o indirettamente, avrebbero ricevuto 12 miliardi di euro in più. Tali investimenti si discostano in maniera vistosa dalla media dei 32 paesi Ocse (al 5,2 per cento nel 2003) e da Francia, Danimarca e Finlandia che viaggiano attorno al 6 per cento.

I dati del 2006, in relazione al rapporto insegnanti – studenti in Italia, farebbero pensare ad una situazione squilibrata rispetto alla media europea. Nell’istruzione primaria, il rapporto è di 10,7 studenti per ciascun insegnante, il livello più basso tra i paesi OCSE e molto inferiore alla media OCSE che è del 16,9; nell’istruzione secondaria 11 studenti per insegnante contro la media OCSE del 13,3. Questi dati non tengono però conto del peculiare modello scolastico italiano che include tra coloro che hanno diritto all’istruzione anche coloro che sono affetti da disabilità, ritenendo indispensabile l’inclusione di questi, non in scuole differenziali, bensì nella scuola di tutti. Non tengono, inoltre, conto della particolare geomorfologia del territorio italiano che rende indispensabile la dislocazione delle scuole anche in luoghi non facilmente raggiungibili come le piccole isole e le comunità montane.

Lo scadimento del successo dell’azione educativa va altresì ricercato nell’interruzione della continuità didattica degli insegnanti dovuto all’alternarsi dei docenti in un unico ciclo di istruzione sulla stessa disciplina.

Ciò è dovuto al fatto che le singole istituzioni scolastiche determinano il fabbisogno di insegnanti per ogni anno scolastico in funzione di formule prestabilite, in rapporto agli studenti che l’anno successivo frequenteranno la scuola. Tale rapporto definisce l’organico di diritto, ovvero il numero di insegnanti di cui la singola istituzione, per diritto, dovrà disporre. Al momento dell’inizio dell’anno scolastico accade che tale numero, di fatto, risulterà del tutto insufficiente per il normale funzionamento delle attività didattiche. Si procederà quindi a determinare il cosiddetto organico di fatto che, invece di basarsi su rapporti matematici, si fonderà sul reale fabbisogno della scuola.

Ecco, a questo punto, entrare in gioco i circa 140.000 precari (numero per difetto) che permetteranno il normale avvio dell’anno scolastico. Il miglioramento dei risultati educativi passa necessariamente anche per la stabilizzazione del personale precario al quale va restituita riconoscibilità sociale e dignità lavorativa.

Per superare questo problema occorre riflettere sull’istituto del reclutamento dei docenti che va ripensato in termini di organico funzionale parificabile dunque all’organico di fatto. In un sistema di questo tipo i docenti sull’organico funzionale avranno le stesse garanzie dei docenti in forza all’organico di diritto ma potranno essere spostati, se necessario, di sede di anno in anno a seguito delle esigenze dell’Amministrazione scolastica, fino al momento di passare all’organico di diritto stabile.

Fuori da questo sistema resterebbe un piccolo numero di precari che nella scuola di domani dovrà rappresentare più l’eccezione che la regola e come tale dovrà essere retribuita ovvero il docente precario non dovrà più rappresentare un risparmio di spesa per lo Stato bensì un aggravio.

postato da: panteraclassica alle ore 08:31 | link | commenti
categorie: scuola, precariato, gelmini, assunzioni
martedì, 20 maggio 2008

Scuola e Precariato storico:
Proposta programmatica per il nuovo Ministro MIUR M. Stella Gelmini


Gentile Ministro Gelmini,
Le è stato affidato una poltrona non semplice. Infatti Lei eredita una situazione pesante, di enorme disagio della scuola pubblica italiana.
Come sicuramente avrà avuto modo di sapere, la scuola pubblica è stata fatto oggetto, negli ultimi anni, di tagli impietosi che poco hanno migliorato e tanto, troppo hanno tolto a tutti: genitori, alunni, insegnanti, alla vita stessa di tutta la società italiana.
Abbiamo assistito ad una recrudescenza del fenomeo "bullismo", un imbarbarimento del vero significato del rapporto docente-alunno, travisato il senso della conoscenza, del percorso culturale ed emotivo fondamentale per l'apprendimento. Ma tutto ciò non ha comunque intaccato l'entusiasmo di coloro che da anni portano sulle proprie spalle il fardello di questa scuola così martoriata: gli insegnanti precari.
La situazione del precariato scolastico è drammatica: le cifre parlano di 280.000 iscritti nelle Graduatorie ad Esaurimento.
Il sistema scuola è il primo a perderci quando permette la precarizzazione della sua componente più sensibile con uno spreco drammatico di risorse umane.
Gli insegnanti precari devono vedere una luce alla fine del tunnel; hanno la necessità di portare a compimento il proprio lavoro, raccoglierne i frutti, cosa che annualmente il valzer degli incarichi impedisce, bloccando di fatto ogni progetto di vita.
I docenti precari sono in grande maggioranza persone che hanno un’età compresa tra i 35 e 50 anni, che hanno studiato per una vita e si sono abilitati all’insegnamento, quindi non si chiede nessuna immissione in ruolo "ope legis" visto che si tratta di personale già qualificato attraverso percorsi formativi decisi dallo Stato.
Le famiglie hanno bisogno di una scuola di qualità per i loro figli, attualmente costretti a frequenti ed improduttivi "balletti" di insegnanti in spregio a qualsiasi forma di continuità didattica, essenziale per un processo complesso come quello dell' apprendimento.
Per affrontare e risolvere il problema del precariato nella scuola chiediamo:

1) NESSUN TAGLIO AGLI ORGANICI ED AI FINANZIAMENTI DELLE SCUOLE

Una scuola che sia veramente di qualità non può prescindere da organici e finanziamenti adeguati: non si può tagliare sulle spese di funzionamento, né si può pensare di risparmiare aumentando il numero di alunni per classe, soprattutto se si tiene conto anche della crescente disomogeneità degli alunni (bambini stranieri, bambini adottati in età scolare, bambini diversamente abili, ecc. ecc.); tutto ciò richiede sempre più interventi individualizzati, che mal si conciliano con un elevato numero di alunni per classe, ma soprattutto impone l’impiego di risorse umane fresche, formate e non precarizzate.

2) IMMISSIONE IN RUOLO DI TUTTI I PRECARI PRESENTI NELLA GRADUATORIA AD ESAURIMENTO CON UN PIANO PLURIENNALE DI ASSUNZIONI
E' necessario portare a termine il piano triennale di 150.000 immissioni in ruolo, per ora attuato solo per le prime 50.000 assunzioni, per poi prevedere un successivo piano di immissioni in ruolo che esaurisca definitivamente le GE.

3) LE GRADUATORIE AD ESAURIMENTO SOLO AI PRECARI

E' necessario cancellare i docenti a tempo indeterminato dalle Graduatorie ad Esaurimento.
Le attuali graduatorie sono piene di docenti non precari (oltre a quelli di ruolo anche quelli delle private titolari di un contratto a tempo indeterminato), che stazionano in gran parte in prima fascia senza possibilità di essere superati da precari in servizio da anni.
Si otterrebbero così due risultati:
1) Si avrebbe la certezza che tutte le immissioni in ruolo future siano destinate a docenti effettivamente precari
2) Si renderebbero gestibili le Graduatorie ad Esaurimento riducendone il numero di iscritti

4) RIDUZIONE DELLA MOBILITA'
E' assolutamente necessaria una forte riduzione della mobilità dei docenti di ruolo.
I passaggi di ruolo avvengono tutti nella stessa direzione, dalle scuole materne, elementari a quelle superiori, dove è maggiormente diffuso il precariato storico, con docenti di 45, 50 anni ancora precari.
Pur riconoscendo il diritto alla mobilità dei docenti di ruolo, non si può negare che l' attuale mobilità condanna i docenti delle secondarie ad un precariato lunghissimo ed intollerabile. Anche in questo caso sarebbe opportuno che tale mobilità avvenga dopo l’assegnazione dei posti al personale precario.

5) PARITA' DI DIRITTI E DOVERI TRA PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E PERSONALE A TEMPO DETERMINATO

Ad una perfetta parità di doveri, non corrisponde una uguale parità di diritti: i docenti precari sono penalizzati per quanto riguarda permessi, ferie, malattie.
Scandalosa appare inoltre la mancanza di scatti stipendiali di carriera per docenti con anni di precariato alle spalle che si ritrovano con uno stipendio uguale a quello di un neoassunto
E' necessaria quindi la TOTALE equiparazione dei diritti tra personale precario e di ruolo, vista l'attuale parità di doveri.
Oltretutto, in seguito ad una sentenza della Corte Europea la Flcgil sta lanciando una vertenza nazionale proprio su questo argomento

6) TUTTI GLI SPEZZONI ORARIO ASSEGNATI AI PRECARI
Il regolamento delle supplenze affida gli spezzoni orario sotto le 7 ore a personale già in servizio nella scuola.
Quindi aumentano le spese per l'amministrazione, visto che gli spezzoni devono essere retribuiti in base allo stipendio percepito, e molti precari restano disoccupati.

7) UN NUOVO SISTEMA DI RECLUTAMENTO CHE PROIBISCA QUALSIASI FORMA DI CHIAMATA DIRETTA CLIENTELARE E NEPOTISTICA
La chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi darebbe vita a fenomeni clientelari e nepotistici che abbasserebbero la qualità dell'insegnamento.
Il reclutamento degli insegnanti deve essere effettuato con procedure concorsuali pubbliche, che garantiscano imparzialità, legalità ed efficacia, come del resto previsto dalla Costituzione (art. 97)

Certi di un Suo sollecito intervento sulle questioni esposte Le porgono i saluti i docenti delle seguenti associazioni

CIPNA (Comitato Insegnanti Precari Non Abilitati - www.cipna.it)
Forum PrecariSalerno (http://precarisalerno.forumup.it)
Forum Precariscuola (www.precariscuola.135.it)
Orgoglio Precario (www.orgoglioprecario.it)
Blog PrecariaMente (http://www.precariamente.ilcannocchiale.it/?r=87848)

lunedì, 05 maggio 2008

Di Vincenzo Brancatisano

 

4 MAGGIO 2008 –  La denuncia - Durissimo attacco alla (ormai ex) viceministro Mariangela Bastico da parte dei precari della scuola, che si rivolgono a Beppe Grillo per denunciare la «presa per i fondelli dei lavoratori». Alla Bastico e al ministro Fioroni i precari non perdonano il «tradimento degli impegni» assunti con la Finanziaria circa un piano triennale di stabilizzazione di 150.000 insegnanti precari e 30.000 assistenti, tecnici e amministrativi. Lo scorso anno furono assunti 50.000 docenti e 10.000 Ata, ma nel 2008 alle recenti promesse della stessa Bastico non sono seguiti i fatti. «Per parte nostra - rassicurava la viceministro prima delle elezioni - abbiamo compiuto tutti i passi necessari a garantire la seconda tranche di immissioni in ruolo». Invece s’è pensato all’Alitalia, lamentano gli insegnanti. «Fioroni e la Bastico sono stati nuovamente eletti in Parlamento ma sia chiaro - minacciano nel forum precariscuola.135.it - che con la loro politica giocata sulla menzogna e sulla presa per i fondelli dei lavoratori non faranno molta strada: la presa in giro di queste ore resterà una macchia indelebile nel loro curriculum politico». Poi spiegano la propria situazione a Grillo: «Caro Beppe, chiediamo la tua solidarietà. I docenti precari vengono assunti a settembre per essere licenziati a giugno, hanno molti meno diritti dei docenti di ruolo per quanto riguarda ferie e malattie, devono ogni anno lasciare la loro classe e la loro scuola per ricominciare tutto daccapo senza alcuna possibilità di svolgere un lavoro continuo. Pochi giorni fa abbiamo subito una beffa atroce: la Finanziaria del 2006 prevedeva un piano triennale di 150.000 immissioni in ruolo che avrebbero dovuto risolvere il problema del precariato nella scuola. Le prime 50.000 immissioni sono state effettuate nel 2007 e siamo stati a più riprese rassicurati, sia dal viceministro Bastico sia dal ministro Fioroni, sul fatto che il governo Prodi avrebbe firmato la seconda tranche di immissioni in ruolo prima dell’insediamento delle nuove Camere». Ma «questa promessa è stata disattesa e la firma del decreto rinviata al nuovo governo che potrebbe anche bloccare tutto». Due mesi orsono la Flc aveva scritto al Prefetto (clicca qui) per denunciare il pericolo delle mancate immissioni.

La replica – La viceministro Mariangela Bastico assicura, dal canto suo, che è stato fatto tutto il possibile e in modo trasparente: «Alle 50mila assunzioni di docenti del 2007 vanno sommate le 20mila del 2006. Per quest’anno, a parte il fatto che contavamo di continuare il lavoro... con un altro risultato elettorale, bisogna dire che c’è stata una lunga trattativa col ministero dell’Economia e un lavoro di squadra per anticipare i tempi delle assunzioni, che normalmente avvengono in estate. Purtroppo, da parte del ministero dell’Economia c’è stata la disponibilità a sole 25mila assunzioni rispetto alle 50mila che noi volevamo. Tutti siamo stati d’accordo nel non accettare: era una cifra che ritenevamo non adeguata rispetto ai bisogni... Senza contare che neppure su quelle 25mila assunzioni abbiamo ricevuto la formalizzazione da parte del ministero dell’Economia». E ora? «La situazione è aperta. Ci sono gli spazi per poter procedere all’assunzione dei 25mila docenti su cui il ministero dell’Economia si era detto d’accordo». (Gazzetta di Modena, 4 Maggio 2008)

 

postato da: panteraclassica alle ore 11:26 | link | commenti
categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, assunzioni, aprea
martedì, 26 febbraio 2008

Aprea: i diritti acquisiti saranno rispettati


"Le graduatorie permanenti andranno ad esaurimento per il 50% dei posti disponibili e vacanti, come gia' previsto dal decreto 227 della riforma Moratti mentre l'emergenza del nuovo reclutamento impone alla classe politica di ripensare nuove modalita' di formazione iniziale e di reclutamento per il restante 50%".

Così Valentina Aprea, ex sottosegretario e responsabile scuola di Forza Italia, rassicura i coordinamenti dei precari, che a suo avviso non hanno "nulla da temere rispetto alle assunzioni gia' programmate e per quelle future che hanno a che fare con il 50 % dei posti bloccati dai diritti acquisti".

Sul restante 50% invece occorre approfondire le molte ipotesi che vengono presentate e discusse in materia di formazione iniziale di tipo universitario, praticantato nelle scuole, albo regionale dei docenti abilitati e concorso d'istituto per il reclutamento. Ipotesi che riguarderanno i giovani laureati che sceglieranno di insegnare.

Secondo Aprea "è stato il ministro Fioroni che, al contrario, ha previsto l'azzeramento delle graduatorie poi trasformate in graduatorie ad esaurimento". Ma "noi conosciamo bene la scuola -ha concluso Aprea- e le nostre proposte saranno sempre responsabili e compatibili con le situazioni pregresse anche quando, come nel caso dei precari, parlano di confusione amministrativa e di aspettative tradite nei confronti degli aventi diritto".
tuttoscuola.com martedì 26 febbraio 2008
_________________
http://precarisalerno.forumup.it/

postato da: panteraclassica alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, assunzioni, elezioni 08, aprea
lunedì, 25 febbraio 2008

Di Vincenzo Brancatisano

 

24 FEBBRAIO 2008 – Dice di aver chiesto a Brunetta e Tremonti, incaricati di redigere il programma del Pdl, di riservare una particolare attenzione alla scuola e alla qualità degli apprendimenti, in caduta libera stando agli ultimi risultati dell’indagine Ocse-Pisa. Valentina Aprea, già sottosegretaria all’Istruzione del governo Berlusconi, precisa poi che le nuove norme sulla scuola del nuovo governo Berlusconi, se la destra andrà al potere, dovranno puntare sulla necessità di garantire ai ragazzi «solide conoscenze e solide competenze certificate, a partire dalla lingua inglese, dalla matematica e dalle scienze». Argomentando come se il suo Berlusconi non avesse mai regnato in Italia con una maggioranza tanto ampia da avergli potuto consentire di rivoluzionare la scuola, Aprea e altri esponenti di Forza Italia si dicono preoccupati tanto dell’ignoranza scolastica (esorcizzata con la considerazione che «al Sud si sta peggio che al Nord anche se i dati fanno media nazionale») quanto della scarsa attitudine della classe insegnante a sottoporsi a valutazione. Già, gli insegnanti e la loro formazione, una vera tragedia. Spiega: «Abbiamo bisogno di intervenire sugli apprendimenti e dunque sugli insegnanti e per questo abbiamo chiesto (sempre a Brunetta e Tremonti) di predisporre l’introduzione degli albi professionali dei docenti e noi lavoreremo per raggiungere questo obiettivo». Non se ne può più di «insegnanti pedofili riammessi a scuola, di maestre che tagliano la lingua ai bambini, di professoresse frustrate che vogliono fare sesso con i propri studenti». Il Pdl si batterà invece «per una rigorosa valutazione di docenti e dirigenti». E ancora: «Ci sono insegnanti – precisa – che sono passati di ruolo dopo avere accumultato punti in graduatorie burocratiche (“una supplenza non si nega mai a nessuno”) e che non conoscono la valutazione». Il problema esposto da Aprea potrebbe anche serio e reale. Peccato che pur essendo al governo con una maggioranza straordinariamente blindata, Aprea e compagni (rectius: “care amiche e cari amici”) non siano riusciti a migliorare la qualità dei nuovi entrati in ruolo se non per quel poco dovuto all’interessante trovata del punteggio di montagna che ha riconosciuto il doppio del merito (contro la volontà di Valentina Aprea, sia chiaro) a chi avesse insegnato su cattedre d’altura. E quando al termine del suo intervento decreterà che «la carriera dei docenti dovrà fondarsi sulla loro valutazione», tanto che ben presto «si guadagnerà di più se si meriterà di più», qualcuno sarà curioso di sapere se la propria residenza sopra i 150 metri sul livello del mare o la bassa densità della nebbia che avvolge la propria scuola potranno in qualche modo danneggiare una futura carriera. La carriera. «Riscriveremo lo stato giuridico dei docenti e modificheremo le classi di concorso», tiene duro Valentina Aprea, preoccupata però di non riuscire a farlo in tempo utile per evitare alle giovani generazioni il pericolo di ricevere una formazione “da anni ‘50”: «Urge metterci le mani – attacca – prima che vadano in pensione nei prossimi anni migliaia di docenti». Sarebbe come dire: prima che il loro posto sia preso da migliaia di precari titolari di vecchie classi di concorso? Chissà. E ancora. «Siamo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio», fa sapere al popolo azzurro dai capelli piuttosto grigi al quale ha promesso che «i finanziamenti pubblici alle scuole dovranno seguire le indicazioni delle famiglie». Naturalmente dopo che queste ultime avranno riconquistato «la libertà di scelta», notoriamente conculcata, di questa o quella tra le tante scuole, che «saranno trasformate in fondazioni». Ora che il fascismo ha traslocato dalla Casa delle Libertà, è possibile togliersi un sassolino, davanti alla platea del Palazzo dei Congressi di Carpi. «Siamo l’unico Paese al mondo – si scandalizza Aprea – in cui i temi della maturità sono decisi dal ministro o dal ministero. Questa è una norma fascista contro cui io mi batterò. Un tempo, almeno, era Gentile a farlo ma, almeno, lui ci capiva». Sapete invece «che ci sono 100 ispettori del ministero che per un anno intero non fanno altro che occuparsi delle prove degli esami di Stato? E che prove, visto che poi vengono fuori dei capolavori…». E perché non li ha dirottati verso qualche altro incarico quando era al governo? Aprea ribadisce infine, giusto per tornare al titolo del convegno (“A scuola senza competenze?”) e alle serie preoccupazioni che evoca, come solo una parte «dei docenti di matematica è in possesso della laurea in matematica, pensate che ci sono laureati in sociologia che insegnano matematica…». Problema serio, molto serio, questo, che riguarda anche altre discipline. Si batta almeno, Valentina, per abolire la norma con la quale l’ultima legge finanziaria ha rilanciato i corsi di riconversione di insegnanti perdenti posto. Quanto meno lo faccia sapere a Brunetta e Tremonti (se siamo ancora in tempo).

 

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categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, assunzioni, elezioni 08
sabato, 02 febbraio 2008

Cosa rischia di naufragare dei piani avviati per famiglie e docenti
Il punto sui prossimi mesi con il viceministro Bastico. Allarme precari

Carolibri, tempo pieno, assunzioni
La scuola e l'incubo della crisi

di SALVO INTRAVAIA


<B>Carolibri, tempo pieno, assunzioni<br>La scuola e l'incubo della crisi</B>
Assunzioni a rischio, "sezioni primavera" in pericolo e tempo pieno di nuovo in salita. E ancora. Nessun limite di spesa per i libri del superiore, riforma degli istituti tecnici e professionali al palo, corsi di recupero in Italiano e Matematica alla scuola media in alto mare e incubo Tarsu (la tassa sui rifiuti) che torna a colpire le casse delle scuole. In questi giorni di crisi politica, la scuola italiana sta vivendo momenti di confusione. Per alcuni di angoscia. Tra riforme completate, avviate o solo annunciate cosa cambia nel mondo dell'istruzione nostrana con la crisi politica?

Due le prospettive: un governo guidato dal presidente del Senato, Franco Marini, con il compito di varare la riforma elettorale prima dei referendum o le elezioni anticipate. Di tutto quello che in 20 mesi ha messo in cantiere il governo Prodi per la scuola cosa ne sarà? A fare il punto della situazione ci aiuta Mariangela Bastico, vice ministro della Pubblica istruzione.

Piano triennale immissioni in ruolo. Che fine faranno le 120 mila assunzioni che il governo Prodi avrebbe dovuto disporre nel 2008 e nel 2009? E' forse uno dei temi che sta più a cuore ai 220 mila precari della scuola in attesa da anni di una sistemazione. Dopo le 60 mila immissioni in ruolo effettuate nel 2007, tutti se ne aspettavano altrettante per quest'anno. Ma non è detto che ci saranno. "Essendo già previste dalla Finanziaria del 2007, anche un governo guidato dal presidente Marini potrebbe autorizzarle", spiega la Bastico. Stesso discorso se si dovesse andare alle elezioni anticipate col governo Prodi in carica per "l'ordinaria amministrazione". E se per le 60 mila assunzioni relative al 2008 procedendo in tutta fretta non tutte le speranze sono perdute "quelle del 2009 - aggiunge il viceministro - saranno di competenza del nuovo governo". Insomma, nessuna certezza.
       
Stabilizzazione organici di sostegno. La crisi politica rischia di infrangere il sogno di migliaia di precari di sostegno. "Si tratta di una situazione piuttosto complessa", ammette la Bastico. La Finanziaria 2008 ha previsto la stabilizzazione, leggasi assunzione, in tre anni del 70 per cento degli attuali insegnanti di sostegno: qualcosa come 15 mila assunzioni di cui la scuola ha bisogno per dare continuità didattica agli alunni più deboli. A questo punto, tutto resta sub judice.

Tempo pieno, sostegno ai disabili e integrazione dei minori stranieri. Il rilancio del tempo pieno (dalle 8 alle 16) alla scuola elementare, così come il maggiore impulso al sostegno dei disabili e all'integrazione dei minori stranieri sono contenuti in un piano triennale. "A prescindere dai finanziamenti - spiega l'inquilina di viale Trastevere - era tutto predisposto in una logica di piano triennale con il coinvolgimento degli enti locali. A questo punto si può pensare solo all'anno in corso".

Sezioni Primavera. Rischia di naufragare una delle esperienze più innovative nel campo della scuola avanzate dal governo Prodi. "Anche questo è un argomento delicatissimo: per il 2008 abbiamo stanziato 20 milioni di euro, ma occorre la collaborazione degli enti locali", dice la Bastico. La possibilità che hanno avuto nel 2007/2008 le famiglie di 22 mila bambini di età compresa fra i 24 e i 36 mesi, in quanto sperimentale, potrebbe interrompersi.

Reclutamento docenti e dirigenti scolastici. "Alcune innovazioni sul reclutamento dei dirigenti scolastici erano contenute nel disegno di legge Norme urgenti che doveva andare al Senato", spiega il vice di Fioroni. Resta, invece, in alto mare l'annosa questione del reclutamento degli insegnanti. Per avere prof più giovani e preparati occorrerà aspettare.

Corsi di recupero alla media. Dopo la recente debacle evidenziata dall'indagine Ocse-Pisa 2006 il ministro ha annunciato l'attivazione di corsi di sostegno per i ragazzini della prima media in Italiano e Matematica. Una sperimentazione che con tutta probabilità salterà.

Tetti di spesa per i libri di testo al superiore. E' forse uno dei provvedimenti più attesi dalle famiglie che fra pochi mesi saranno sottoposti all'annuale "salasso". Il ministero stava predisponendo un decreto che fissa i tetti di spesa alla scuola superiore. Spesa per l'intera dotazione libraria che quest'anno per una prima classe ha toccato quota 700 euro. Ma del provvedimento ancora non c'è traccia.

Tarsu. Dopo una lunghissima battaglia, dirigenti scolastici e segretari, erano (quasi) riusciti a ottenere lo sgravio di una tassa che pesa moltissimo sui bilanci scolastici. Nel Ddl "norme urgenti" per la tassa sui rifiuti 2008 è previsto un finanziamento diretto ai comuni da parte dello stato e un regime forfetario per pagare il pauroso debito pregresso accumulato dalle scuole. Con lo scioglimento delle Camere le scuole saranno costrette a mettere mani al portafogli.

Edilizia scolastica. "I 100 milioni - fa sapere la Bastico - relativi al 2008 saranno probabilmente erogati. Quelli del 2009 saranno di competenza del prossimo governo".

Riforme a metà. Resta in mezzo al guado la riforma per il potenziamento degli istituti tecnici e professionali, richiesta a gran voce dagli industriali. Così come i cosiddetti Poli tecnico-professionali che dovrebbero attivare gli enti locali. Stesso discorso sul longlife learning (apprendimento lungo tutto l'arco della vita) fortemente richiesto dall'Ue e, anche se un po' più avanti, la riorganizzazione dell'Istruzione degli adulti e dell'Istruzione e formazione tecnica superiore (l'ex Ifts).

In vigore. Definitivamente approvate le norme sugli esami di stato, quelle sul recupero dei debiti (i cosiddetti esami di riparazione), le Nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione (scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado), lo snellimento delle sanzioni disciplinari per il personale della scuola e l'elevamento dell'obbligo di istruzione a 16 anni.

Il giudizio. "La scuola - commenta il viceministro, Mariangela Bastico - ha bisogno di tempi lunghi e non è possibile pensare a continui stop and go. Personalmente credo che l'intero pacchetto di riforme avviate debba andare a compimento per ridare serenità alla scuola. Ma sono fortemente preoccupata per eventuali sterzate che danneggerebbero, oltre che il personale, prima di tutto gli alunni e le famiglie".
(2 febbraio 2008)
postato da: panteraclassica alle ore 21:04 | link | commenti
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