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domenica, 15 giugno 2008

Le figure retoriche della Pubblica Istruzione

Caro Ministro,
mi presento. Sono l’ossimoro della Pubblica Istruzione, cioè una docente precaria ma stabile, storica per le cronache. Liquida, mi definisco io, e questa volta scelgo una metafora, perché mi adatto ad ogni scuola-contenitore come l’acqua. Viaggio con un bagaglio leggero, sempre pronta al trasloco, senza pensare mai che quel posto, quella cattedra, è mia. Scelgo libri di testo per alunni che non conoscerò e per colleghi che dovranno usarli senza averli scelti, infliggo debiti che non vedrò saldati, semino concetti che non raccoglierò, mento di continuo, saluto con arrivederci che in realtà sono addii. Quando ero giovane, ora ho 48 anni, ho scelto di fare l’insegnante perché volevo impegnarmi in qualcosa di costruttivo per la società. In verità a volte ci sono riuscita, mi è parso pure di costruire castelli, ma sono sempre stati castelli di sabbia, con la prima mareggiata di settembre sono andati giù, e io lì, ancora oggi, a ricostruire, anno scolastico dopo anno scolastico, in una scuola diversa. Da due anni ho avuto una spezzone di cattedra in un Istituto superiore di quelli definiti a rischio, cioè con una utenza difficile. Le utenze difficili sono il pane di noi precari, insisto con le figure retoriche, chi sceglie le cattedre prima di noi se ne tiene lontano. Qui i ragazzi sono stati traditi dalla società, dagli adulti. Anche io li tradirò. Dopo l’estate prenderò altre strade che porteranno ad altre scuole solo perché va rispettata la burocrazia e la graduatoria, e chi se ne importa della continuità didattica, dei sentimenti che tanto, quelli, non si segnano sul registro! Ecco che allora la supplenza annuale diventa un purgatorio, lungo, come il tempo delle espiazioni: il paradiso( cioè il ruolo) è lì, ma prima devi scontare, ma ancora per quanto, signor Ministro? Come faccio ad avere il coraggio, ogni anno, di dire ai miei alunni che non ci sarò, con loro, il prossimo anno? Che ne sanno loro di punteggi, di contenimento della spesa pubblica, di contrazione delle cattedre? Come glielo faccio capire che non dipende da me perché la scuola viene discussa e modificata e stabilita nelle finanziarie, e non nei dipartimenti appositi della conoscenza? Negli ultimi mesi noi precari siamo come la polvere che tutti cercano di nascondere sotto il tappeto. Ma, inevitabilmente, come la polvere siamo tenaci, e concedetemi la similitudine. Siamo abitualmente concentrati in tutte le scuole, un insegnante su sei è precario, soprattutto in quelle di frontiera, e così la precarietà esistenziale degli studenti più problematici si salda con la nostra precarietà lavorativa, privando i primi dei necessari punti di riferimento e i secondi della possibilità di calibrare interventi didattici a lungo termine. In una situazione del genere, inevitabilmente, diventano precarie le nostre parole, le azioni, i rapporti con gli alunni sempre nuovi e le intenzioni che li accompagnano, quando tutto va per il meglio, per otto mesi all’anno. In noi traspare la precarietà come unica e sola certezza, precari ma per sempre, quella che il ragazzo percepisce come legame effimero. E’ questa la scuola che vogliamo? E che dire della dispersione scolastica? Permettetemi di rilevare un paradosso: come pretendo io di essere credibile se mi sento una campionessa di peregrinazioni? Come faccio a battermi per la frequenza e la costanza dei miei alunni se io stessa mi disperdo in continuazione? E come finisce l’anno scolastico mi ritrovo subito a pensare al prossimo. Il mio contratto di lavoro comincia il 1° settembre e scade il 30 giugno, ogni anno. Da più di 10 anni a questa parte. E trascorrerò l’estate, l’ennesima, con la sindrome della cattedra vuota, fino al giorno delle nomine, a quando guarderò la lista delle disponibilità e anche questa volta dovrò scegliere una scuola diversa. Il precariato stabile, per noi docenti, è uno strano destino, perché è come dare gli esami e non sapere mai l’esito finale, come costruire una casa, e ancora una volta non andarci mai ad abitare. E scusi l’ennesima figura retorica. Ma finora noi precari l’abbiamo sempre descritta in chiaro, la nostra situazione. E non è mai cambiato niente. Chissà se con un po’ di retorica, qualcuno ci ascolti.

Prof.ssa Elena La Gioia
Responsabile CIP Puglia
mercoledì, 27 febbraio 2008

Sulle pagine di Tuttoscuola l'ex sottosegretario Valentina Aprea tranquillizza i precari delle graduatorie permanenti sulla politica del centrodestra relativamente al nuovo reclutamento dei docenti. Qualche appunto sul nuovo reclutamento

Qualche giorno fa sul sito di Vincenzo Brancatisano è apparso un articolo che titolava "... disastro della scuola italiana «Colpa delle graduatorie dei precari»"
Nell'articolo si ventilava una rivisitazione dell'arruolamento e dello stato giuridico dei docenti. Non è mancato il comunicato di alcuni comitati dei docenti precari che hanno visto nelle affermazioni dell'Aprea "la cancellazione delle attuali Graduatorie ad Esaurimento e la chiamata diretta da parte dei presidi"

L'Aprea ieri ha chiarito quali sono gli obiettivi sul reclutamento

  • garanzie per le assunzioni programmate dal centrosinistra sul 100% dei posti
  • 50% riservato alle graduatorie ad esaurimento per il futuro reclutamento (come già programmato nell'abolito articolo V della riforma Moratti)
  • formazione universitaria, praticantato, albo regionale e concorsi d'istituto per un nuovo reclutamento docenti

Non manca la sferzata politica nelle affermazioni dell'Aprea, la quale ricorda che ad abolire le graduatorie permanenti era stata la sinistra

postato da: panteraclassica alle ore 10:31 | link | commenti
categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, pietro folena, ge , elezioni 08, aprea
martedì, 26 febbraio 2008

Aprea: i diritti acquisiti saranno rispettati


"Le graduatorie permanenti andranno ad esaurimento per il 50% dei posti disponibili e vacanti, come gia' previsto dal decreto 227 della riforma Moratti mentre l'emergenza del nuovo reclutamento impone alla classe politica di ripensare nuove modalita' di formazione iniziale e di reclutamento per il restante 50%".

Così Valentina Aprea, ex sottosegretario e responsabile scuola di Forza Italia, rassicura i coordinamenti dei precari, che a suo avviso non hanno "nulla da temere rispetto alle assunzioni gia' programmate e per quelle future che hanno a che fare con il 50 % dei posti bloccati dai diritti acquisti".

Sul restante 50% invece occorre approfondire le molte ipotesi che vengono presentate e discusse in materia di formazione iniziale di tipo universitario, praticantato nelle scuole, albo regionale dei docenti abilitati e concorso d'istituto per il reclutamento. Ipotesi che riguarderanno i giovani laureati che sceglieranno di insegnare.

Secondo Aprea "è stato il ministro Fioroni che, al contrario, ha previsto l'azzeramento delle graduatorie poi trasformate in graduatorie ad esaurimento". Ma "noi conosciamo bene la scuola -ha concluso Aprea- e le nostre proposte saranno sempre responsabili e compatibili con le situazioni pregresse anche quando, come nel caso dei precari, parlano di confusione amministrativa e di aspettative tradite nei confronti degli aventi diritto".
tuttoscuola.com martedì 26 febbraio 2008
_________________
http://precarisalerno.forumup.it/

postato da: panteraclassica alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, assunzioni, elezioni 08, aprea
lunedì, 25 febbraio 2008

Di Vincenzo Brancatisano

 

24 FEBBRAIO 2008 – Dice di aver chiesto a Brunetta e Tremonti, incaricati di redigere il programma del Pdl, di riservare una particolare attenzione alla scuola e alla qualità degli apprendimenti, in caduta libera stando agli ultimi risultati dell’indagine Ocse-Pisa. Valentina Aprea, già sottosegretaria all’Istruzione del governo Berlusconi, precisa poi che le nuove norme sulla scuola del nuovo governo Berlusconi, se la destra andrà al potere, dovranno puntare sulla necessità di garantire ai ragazzi «solide conoscenze e solide competenze certificate, a partire dalla lingua inglese, dalla matematica e dalle scienze». Argomentando come se il suo Berlusconi non avesse mai regnato in Italia con una maggioranza tanto ampia da avergli potuto consentire di rivoluzionare la scuola, Aprea e altri esponenti di Forza Italia si dicono preoccupati tanto dell’ignoranza scolastica (esorcizzata con la considerazione che «al Sud si sta peggio che al Nord anche se i dati fanno media nazionale») quanto della scarsa attitudine della classe insegnante a sottoporsi a valutazione. Già, gli insegnanti e la loro formazione, una vera tragedia. Spiega: «Abbiamo bisogno di intervenire sugli apprendimenti e dunque sugli insegnanti e per questo abbiamo chiesto (sempre a Brunetta e Tremonti) di predisporre l’introduzione degli albi professionali dei docenti e noi lavoreremo per raggiungere questo obiettivo». Non se ne può più di «insegnanti pedofili riammessi a scuola, di maestre che tagliano la lingua ai bambini, di professoresse frustrate che vogliono fare sesso con i propri studenti». Il Pdl si batterà invece «per una rigorosa valutazione di docenti e dirigenti». E ancora: «Ci sono insegnanti – precisa – che sono passati di ruolo dopo avere accumultato punti in graduatorie burocratiche (“una supplenza non si nega mai a nessuno”) e che non conoscono la valutazione». Il problema esposto da Aprea potrebbe anche serio e reale. Peccato che pur essendo al governo con una maggioranza straordinariamente blindata, Aprea e compagni (rectius: “care amiche e cari amici”) non siano riusciti a migliorare la qualità dei nuovi entrati in ruolo se non per quel poco dovuto all’interessante trovata del punteggio di montagna che ha riconosciuto il doppio del merito (contro la volontà di Valentina Aprea, sia chiaro) a chi avesse insegnato su cattedre d’altura. E quando al termine del suo intervento decreterà che «la carriera dei docenti dovrà fondarsi sulla loro valutazione», tanto che ben presto «si guadagnerà di più se si meriterà di più», qualcuno sarà curioso di sapere se la propria residenza sopra i 150 metri sul livello del mare o la bassa densità della nebbia che avvolge la propria scuola potranno in qualche modo danneggiare una futura carriera. La carriera. «Riscriveremo lo stato giuridico dei docenti e modificheremo le classi di concorso», tiene duro Valentina Aprea, preoccupata però di non riuscire a farlo in tempo utile per evitare alle giovani generazioni il pericolo di ricevere una formazione “da anni ‘50”: «Urge metterci le mani – attacca – prima che vadano in pensione nei prossimi anni migliaia di docenti». Sarebbe come dire: prima che il loro posto sia preso da migliaia di precari titolari di vecchie classi di concorso? Chissà. E ancora. «Siamo per l’abolizione del valore legale del titolo di studio», fa sapere al popolo azzurro dai capelli piuttosto grigi al quale ha promesso che «i finanziamenti pubblici alle scuole dovranno seguire le indicazioni delle famiglie». Naturalmente dopo che queste ultime avranno riconquistato «la libertà di scelta», notoriamente conculcata, di questa o quella tra le tante scuole, che «saranno trasformate in fondazioni». Ora che il fascismo ha traslocato dalla Casa delle Libertà, è possibile togliersi un sassolino, davanti alla platea del Palazzo dei Congressi di Carpi. «Siamo l’unico Paese al mondo – si scandalizza Aprea – in cui i temi della maturità sono decisi dal ministro o dal ministero. Questa è una norma fascista contro cui io mi batterò. Un tempo, almeno, era Gentile a farlo ma, almeno, lui ci capiva». Sapete invece «che ci sono 100 ispettori del ministero che per un anno intero non fanno altro che occuparsi delle prove degli esami di Stato? E che prove, visto che poi vengono fuori dei capolavori…». E perché non li ha dirottati verso qualche altro incarico quando era al governo? Aprea ribadisce infine, giusto per tornare al titolo del convegno (“A scuola senza competenze?”) e alle serie preoccupazioni che evoca, come solo una parte «dei docenti di matematica è in possesso della laurea in matematica, pensate che ci sono laureati in sociologia che insegnano matematica…». Problema serio, molto serio, questo, che riguarda anche altre discipline. Si batta almeno, Valentina, per abolire la norma con la quale l’ultima legge finanziaria ha rilanciato i corsi di riconversione di insegnanti perdenti posto. Quanto meno lo faccia sapere a Brunetta e Tremonti (se siamo ancora in tempo).

 

postato da: panteraclassica alle ore 20:10 | link | commenti
categorie: scuola, fioroni, precariato, ssis, assunzioni, elezioni 08